Ma chi? Antivax, complottisti, antisemiti…


Articolo di Élisabeth Roudinesco

Traduzione di Franco Lolli

All’interno del numero 689 (novembre-dicembre 2021) della rivista L’arche, Élisabeth Roudinesco ha pubblicato un articolo intitolato Ma chi? Antivax, complottisti, antisemiti… Considerata l’originalità e il rigore dell’analisi compiuta su un fenomeno così rilevante nell’attuale contesto sociale, abbiamo chiesto all’autrice di accordarci l’autorizzazione alla sua traduzione e alla sua pubblicazione. La ringraziamo e, insieme a lei, ringraziamo L’Arche e la capo-redattrice e la direttrice della pubblicazione per aver autorizzato la traduzione: Paule Henriette Lévy et Josyane Savigneau. Ringraziamo anche lo psicoanalista Claude Allione per aver favorito l’intera operazione.

L’ostilità al principio vaccinale è antica tanto quanto la scoperta delle sue virtù benefiche. Già all’inizio del Diciottesimo secolo, la vaiolizzazione, che salvava vite ed evitava ai sopravvissuti alla malattia di restare ciechi o sfigurati, aveva suscitato una violenta protesta. Il vaiolo — dicevano all’epoca — è un male, ma il rimedio è ben peggiore, in quanto consiste nell’inoculare il male dentro il corpo e nell’interrompere, attraverso un’estrema perversità, il processo generato tanto dalla potenza divina quanto dalla natura. Nel 1773, Edward Jenner aveva scoperto che il vaiolo delle vacche proteggeva dal vaiolo umano, il che provocò un vero e proprio scandalo. Simile a quello che destò il medico ungherese Ignác Phülöp Semmelweis, il quale — primo professionista a dimostrare nel 1865, vent’anni prima l’epoca di Pasteur, che il lavaggio delle mani dopo la dissezione di un cadavere riduceva il numero di decessi causati dalla febbre puerperale nelle giovani donne incinte — andò incontro a un tragico destino. Col suo igienismo nefasto, egli aveva osato asserire — si diceva — che i suoi colleghi trasmettevano i miasmi infettivi: verità inaccettabile.

Ma perché simili deliri riscuotono ancora tanto successo nelle democrazie occidentali, proprio quando i progressi della scienza consentono di curare, prevenire e persino sradicare un numero impressionante di malattie? Sembra che più la ricerca scientifica adduce la prova dell’efficacia dei vaccini, più l’ostilità anti-vaccinale si amplifica. Questo è avvenuto in Francia, nel gennaio 2018, quando fu imposto l’obbligo vaccinale per i bambini di età compresa tra gli zero e i due anni, imposizione che permetteva una protezione contro otto malattie supplementari: rosolia, morbillo, meningite, pneumopatie, epatite B, ecc. La responsabile di questa innovazione perfettamente giustificata — la ministra della Sanità, Agnès Buzyn — fu accusata dagli estremisti di tutte le fazioni — da Marine Le Pen a François Ruffin — di essere “pagata dai laboratori” o da “lobbies” misteriose, quelle di suo marito, ad esempio, Yves Lévy, direttore dell’Inserm. Si parlò allora dell’affaire del sangue contaminato e del Mediator. Due anni dopo, la comparsa della pandemia da Covid-19 non ha fatto che accentuare l’ostilità verso i vaccini: i laboratori sarebbero dunque le officine di un nuovo genocidio chimico.

Fortunatamente, gli oppositori sono una minoranza e, come stiamo vedendo, molti di loro finiscono per superare le loro paure e i loro pregiudizi. Ma gli altri — gli irriducibili, pochissimi — continuano ad essere sufficientemente attivi, tanto da giustificare il tentativo di comprendere la natura del diniego che li anima e contro il quale sembra che nessuna pedagogia sia efficace. Che siano seguaci delle medicine alternative o ostili a qualsiasi obbligo che limiti la loro immaginaria libertà, che siano complottisti, vaccinofobi, vaccino-scettici, anti-élites, anti-Macron, anti-americani, questi irriducibili sono colpiti da una sorta di psicosi di vittimismo inconscio, invisibile in un primo momento, ma che si svela progressivamente, in pubblico o in privato, attraverso discorsi stereotipati e svuotati di qualsiasi argomentazione: “io aspetto, è pericoloso, sono Big Pharma e Big-Brother ad arricchirsi, il mio corpo mi appartiene, faccio ciò che voglio ma oramai sono discriminato, rifiutato, parcheggiato, sorvegliato, tenuto fuori dai negozi. Credetemi: ci nascondono la lunga lista dei decessi provocati dai vaccini, vogliono uccidere i bambini, vogliono assassinare un intero popolo per sostituirlo con un altro, ecc.” Tutto si svolge come se questa psicosi fosse anche la conseguenza di uno slancio formidabile di stupidità uscita direttamente dall’universo di Gustave Flaubert: idiozie, assurdità, insulti, certezze propinate come se fossero delle evidenze. Il furore dei nostri giorni è di una tremenda complessità. Non rientra né nel pensiero selvaggio così ben analizzato da Claude Lévi-Strauss, né in una modalità sciamanistica, e neanche in una credenza fondata su un sistema coerente di rappresentazione del mondo. Se dovessimo caratterizzarlo, direi che mima, nella sua stessa irrazionalità, il discorso della scienza e della razionalità. In effetti, quanti, in Francia, sventolano le bandiere della libertà o della resistenza all’oppressione — Giglio bianco, Croce di Lorena, versi della Marsigliese — si ritengono, sinceramente, gli autentici detentori della verità scientifica “vera”. Si considerano dei ribelli integerrimi e meritevoli di ammirazione. Inoltre, attribuiscono ai loro nemici le proprie favole. Secondo costoro, i rappresentanti della Repubblica — medici, ministri, élites… — sarebbero responsabili di un crimine organizzato. I difetti, le esitazioni, le contraddizioni, gli errori di gestione che si sono susseguiti nel corso dei mesi sarebbero, pertanto, l’espressione di una cospirazione planetaria, organizzata da Klaus Schwab, direttore del Forum economico mondiale, e finalizzata a sterminare metà del genere umano. Gli ispiratori di questa politica avrebbero pianificato la diffusione del virus con lo scopo di poter sottomettere i sopravvissuti. E il successo stupefacente del documentario Hold-up. Retour sur un chaos (2020) non fa che confermare quanto questa tesi insensata sia stata accettata da un pubblico non trascurabile. Come non vedere in una simile psicosi quel che Georges Bataille definiva, riferendosi a Freud, una “parte maledetta” della società e della soggettività: fatta di istinti, di forze oscure, di pulsioni autodistruttrici?

In un contesto di crisi legata alla globalizzazione, al fallimento degli Stati-nazione, al riscaldamento climatico, questo discorso esibisce brutalmente, e col favore della pandemia, una realtà che la nostra ragione cerca di rimuovere: una negatività propria della condizione umana. È per questo motivo che tali manifestazioni di piazza provocano in noi un certo sgomento. Tanto più che sono state, sin dalla loro comparsa, accompagnate da striscioni vergognosi e da dichiarazioni abiette. Chi sono i colpevoli? Chi sono i responsabili del genocidio chimico orchestrato dai laboratori? In un testo datato 15 marzo 2020, pubblicato sul sito cospirazionista Égalité et Réconciliation, firmato da Félix Niesche e intitolato “Macronovirus” (o “Macrovirus”), si trova un attacco contro Emmanuel Macron che ricorda lo stile tipico dei pamphlets del periodo tra le due guerre mondiali. Secondo questa tradizione, l’Ebreo sarebbe l’equivalente di un microbo invisibile. Ed è a questa retorica, assolutamente lampante, che si ispira l’autore del testo, vicino all’ideologo Alain Soral: “I principali ricoveri d’accoglienza — scrive — gli ospedali, gli ospizi, i grandi lazzaretti sono stati svenduti agli speculatori, alle banche, alle assicurazioni, a Big-Pharma”. E ancora, a proposito di Macron: “Questo arrogante lacchè di un capitalismo senile e di una Repubblica bonapartista marcia (…) Il macrovirus non è caduto su di noi per caso (…) Gli uni potranno andare in Moschea, imparare a usare le armi spirituali per le future Jihad contro la Russia. Gli altri potranno uscire dal loro isolamento per entrare nella cabina elettorale (…) Usciremo decimati, soggiogati, miserabili, da questa macropandemia?”

Certo, la parola ‘ebreo’ non è mai menzionata, e questo per la semplice ragione che le leggi della Repubblica vietano ogni forma di espressione diretta di antisemitismo e di razzismo. E d’altronde, Macron non è ebreo. E allora, di che si tratta? La risposta è presto detta: prima di intraprendere la sua carriera politica, Macron ha lavorato per quattro anni come agente d’investimento presso Rothschild & Co, protetto da Jacques Attali e Alain Minc. Poiché nessun tipo di casualità è ammesso nel discorso cospirazionista, ciò vuol dire che Macron è peggio di un ebreo: è il servo degli Ebrei. Ed è questo servo degli Ebrei che guida la Francia dal 2017: ostaggio degli Ebrei e propagatore del virus. Senza alcun dubbio, la psicosi antimacroniana, che si è diffusa con il Covid-19, ha a che fare con un antisemitismo mascherato, cioè inconscio, piuttosto che con una critica legittima della sua politica.

In funzione della crescente diffusione del virus e delle misure prese dai governi per contrastarla, gli oppositori hanno affinato le loro analisi. Da chi riceve gli ordini Macron? È così che — a seguito della risposta dell’ex generale Dominique Delawarde in giugno su CNews, “Chi? La comunità che Lei ben conosce” — ha fatto la sua comparsa il pronome “Chi”, su striscioni e siti, abbinato a due corna, chiara allusione al diavolo giudeo del Medio-Evo. Il significante “Chi” rinvia, del resto, al famoso “88”, utilizzato dai neonazisti per designare, senza esplicitarlo, il saluto al Fürher: “Heil Hitler”. Le due parole, in effetti, cominciano con la H, l’ottava lettera dell’alfabeto. Il “Chi” satanico non può pertanto che essere combattuto con l’“88” fonte di salvezza, corollario del celebre gesto della quenelle, inventato dall’umorista Dieudonné M’Bala M’Bala e ispirato al film di Stanley Kubrick, Il dottor Stranamore (1964). Ma combattere l’Ebreo virale con i gesti o gli striscioni non è sufficiente. Piuttosto che nominarlo, è inoltre necessario additarlo, anche a costo di ribaltare le stimmate dello sterminio.

Nel marzo 2021, a Tel-Aviv, un centinaio di manifestanti ostili al pass sanitario e seguaci delle teorie del medico Arieh Avni, noto ciarlatano alleato dei religiosi ortodossi, ha rilanciato questa tesi agitando striscioni con scritto: “1945, Norimberga, Germania – 2021, Israele”. Da un lato, una stella gialla, dall’altra una stella verde, entrambe sbarrate. La stella verde del pass sanitario veniva esibita come segno di una privazione di libertà, tanto omicida quanto quella imposta dai nazisti agli Ebrei. Per quel che riguarda i “non-vaccinati”, questi si auto-proclamano vittime di un nuovo genocidio, fomentato dal governo israeliano: cioè, secondo Avni, da ebrei, servi del dottor Josef Mengele e dunque del nazismo.

Nel luglio 2021, in Francia, alcuni militanti anti-vax non hanno esitato a sfilare sfoggiando la stessa stella, seguiti a breve distanza da altri che esponevano cartelli: “Halte au pass nazitaire”. In agosto, a Metz, un’anziana militante del Front national, Cassandre Fristot, esponeva fieramente un cartellone in cui venivano finalmente messi insieme i nomi dei “colpevoli”. Il marchio “Ma chi?”, sovrastato da due corna nere, era accompagnato da una lunga lista di nomi: Fabius, Attali, Attal, Véran, BFMDrahi, Salomon, Macron, Soros, K. Schwab, BHL, Ferguson.

In quella occasione, nessuno poteva dubitare del carattere antisemita di un simile striscione. Eppure, la parola ebreo non compariva da nessuna parte. È stata l’esposizione di una lista di nomi ad aver attirato l’attenzione, e questo nella misura in cui la pratica delle liste rinvia a una tradizione ben consolidata, sin dagli scritti di Èdouard Drumont, l’autore de La Francia giudaica (1886).

Tutte queste immagini, striscioni, stelle ed elenchi vari indicavano negli Ebrei i responsabili, non solo della diffusione del virus, ma anche del loro stesso sterminio, essendosi trasformati in nazi che impongono alle nuove vittime (i non-vaccinati) l’uso di un marchio infamante: una stella, cioè un “pass nazitaire”. Pertanto, questi nazisti moderni — globalizzati, americanizzati, agli ordini della banca Rothschild — sarebbero, senza ombra di dubbio, gli organizzatori di un grande complotto genocida messo in atto dalla finanza internazionale (l’uomo d’affari ungherese Georges Soros e Klaus Schwab), dai media (Patrick Drahi), dagli intellettuali (Bernard-Henri Lévy, Jacques Attali), da Macron e dal suo portavoce (Gabriel Attal), e infine dalla ricerca medica (Olivier Véran, successore di Buzyn, Neil Ferguson, epidemiologo inglese).

Ridotti al loro cognome, queste persone non figuravano sugli striscioni per le loro attività o per le loro opinioni divergenti, ma per il fatto di appartenere a una “comunità ben nota”: quella degli Ebrei o dei servi degli Ebrei. Allo stesso modo, i loro nomi sarebbero i significanti di un antisemitismo inconfessabile. Ma per quale ragione gli altri manifestanti ostili ai vaccini accetterebbero senza batter ciglio di sfilare al fianco di quanti espongono simili striscioni? Diniego, denegazione, ignoranza?

Ferragosto, piazza Denfert-Rochereau: assisto ad una banale scena di strada. In quel giorno, si era riunita una piccola folla tranquilla, con berretti e cappelli: populisti e integralisti, militanti ostili all’aborto (allusione a Simone Veil), fascisti ordinari che sventolavano bandiere e che reclamavano la “libertà”. Nel bel mezzo di questa gioviale sfilata, dalle tonalità sovraniste, spiccava qualche striscione: “Fabius: padre = sangue contaminato. Figlio = siringa avvelenata: colpevoli di generazione in generazione”. E ancora: “Nuova ondata di infezioni nel paese più vaccinato al mondo: Israele. Nuovi provvedimenti, restrizioni e presto un nuovo lockdown. Cercate l’errore”. Si profilava poi la testa di Macron in “macrovirus”, infilzata su un palo, con un naso aquilino e denti da vampiro sanguinolento.

La settimana seguente è arrivata l’effigie di un Klaus Schwab travestito da Santa Claus, il Babbo Natale americano (San Nicola). Munito di una siringa, distribuiva al mondo dei regali avvelenati. Davanti al silenzio dei manifestanti che, senza il minimo disagio, tolleravano l’intollerabile, ho pensato alla battuta di Bertold Brecht ne La resistibile ascesa di Arturo Ui: “Il grembo da cui nacque la bestia immonda è ancora fecondo”. E non mi si venga a dire che si trattava di gentili cittadini disinformati, con i quali basterebbe dialogare per aprir loro gli occhi su queste cose viste che nessuno di loro vorrebbe vedere.

Élisabeth Roudinesco è psicoanalista, storica della psicoanalisi e autrice di numerosi libri, molti dei quali sono stati tradotti in italiano. Tra questi: Jacques Lacan. Profilo di una vita, storia di un sistema di pensiero (Cortina 2019), Jacques Lacan, passato presente. Un dialogo (Mimesis, 2019).