Il litorale è ciò
che delimita
un intero territorio
come se ne
costituisse un altro.

Frontiera  se volete, ma appunto a partire dal fatto
che i due non hanno proprio niente in comune,
neppure una relazione reciproca.

J. Lacan, Seminario XVIII

IN EVIDENZA

EVENTO ECM: 22,5 CREDITI
DALL’11 NOVEMBRE AL 16 DICEMBRE 2023
3 APPUNTAMENTI DALLE ORE 8.30 ALLE 13.30

La frequenza con la quale, soprattutto in età adolescenziale e giovanile, si rilevano fenomeni di autolesionismo ci ha indotto a interrogarci su come il ‘farsi male’ possa diventare, nell’economia pulsionale dell’essere umano, una meta libidica irrinunciabile.
A differenza dei classici sintomi psicosomatici e di conversione – nei quali il corpo è il palcoscenico di una rappresentazione inconscia a cui l’io è costretto, suo malgrado, ad assistere nelle vesti di spettatore inerme – nei sintomi di autolesionismo, il corpo è fatto oggetto di un’azione consapevole e determinata, alla quale l’io sembra ‘scegliere’ di partecipare attivamente. È come se nei fenomeni di tagli, bruciature, scorticamenti e violazioni del corpo, assistessimo a uno strano e inedito sodalizio tra il soggetto e l’io…

Libreria

In questa sezione del sito, è possibile acquistare libri (o singoli capitoli)
che Litorale pubblica nella sola versione digitale.

Emanuela Mundo e Franco Lolli
(a cura di)

La clinica psicoanalitica
del trauma

€ 12,00

“La clinica psicoanalitica del trauma” approfondisce il tema clinico del trauma in un’ottica psicoanalitica, con particolare riferimento alle cornici teoriche freudiane e lacaniane. Oggetto di studio sono le diverse declinazioni di ciò che può fare trauma, evento eccezionale e singolare per ciascun soggetto.
Partendo dall’analisi del trauma del fantasma, della pulsione, della parola, dell’incontro, fino ad arrivare al cuore della clinica psicoanalitica del trauma con la ripetizione e la riparazione, verranno attraversati i temi più significativi della teoria e della clinica psicoanalitica che proprio sul trauma si è fondata. Infine, verranno affrontati i correlati teorico-clinici della vittimologia e della suscettibilità al trauma che oggi, come alle origini della psicoanalisi, interrogano ancora i clinici.

Introduzione di Emanuela Mundo e Franco Lolli.
Contributi di: Fabio Galimberti, Franco Lolli, Samuele Cognigni, Anna Zanon, Emanuela Mundo, Deborah Ricci, Maria Teresa Rodriguez, Giovanni Mierolo.

Eloisa Alesiani e Samuele Cognigni
(a cura di)

La questione sessuale
nella clinica psicoanalitica

€ 5,00

“La questione sessuale nella clinica psicoanalitica” approfondisce un tema che, più di altri, ha interrogato e, ancor oggi, interroga la psicoanalisi e la sua pratica: la questione sessuale.
All’interno della cornice teorico-clinica freudiana e lacaniana, verranno affrontati e discussi i seguenti argomenti: l’incontro (sempre traumatico) con il corpo e il suo godimento, incontro che segna le diverse tappe del destino della sessualità infantile; il processo di assunzione soggettiva del sesso, processo che Lacan definisce sessuazione; infine, le polimorfe e singolari vicissitudini della sessualità e della sua possibilità di soddisfazione.

Introduzione di Eloisa Alesiani e Samuele Cognigni.
Contributi di Franco Lolli e Marco Focchi.

Eva Delmonte e Cristian Muscelli
(a cura di)

Psicosi invisibili

€ 9,00

È sempre più frequente ricevere domande di cura, all’interno di strutture pubbliche o dei propri studi professionali, da parte di persone la cui sofferenza psichica risulta difficilmente comprensibile attraverso le tradizionali categorie diagnostiche. La teoria psicoanalitica da molti anni si interroga su queste situazioni cliniche considerate, un tempo, ‘inclassificabili’. L’elaborazione dei concetti di stato limite, di borderline, di personalità narcisistiche e, ultimamente, di disturbo bipolare rappresenta il tentativo di comprendere una fenomenologia sintomatica tanto diffusa quanto, a volte, indecifrabile. È noto che una vasta e accreditata letteratura psicoanalitica interpreta questi fenomeni sintomatici come manifestazioni psicopatologiche di psicosi sottostanti, ma silenti e invisibili. Il testo intende indagare questo importante e attuale ambito della clinica, attraverso lo studio e l’approfondimento delle teorie maggiormente riconosciute e una rigorosa riflessione sulle possibilità e modalità di trattamento.

Introduzione di Eva Delmonte e Cristian Muscelli.
Contributi di: Franco Lolli, Marco Francesconi, Matteo Bonazzi ed Emanuela Mundo.

Anna Zanon
(a cura di)

Acting out
e passaggio all’atto

€ 9,00

Nel 1914 Sigmund Freud pubblicò Ricordare, ripetere e rielaborare, un saggio fondamentale che pose fine all’epoca inaugurale della psicoanalisi, l’epoca segnata dall’entusiasmo per l’invenzione di un metodo di cura rivoluzionario, inedito, innovativo, basato sull’efficacia terapeutica della parola. In questo senso, il 1914 può essere considerato un anno di svolta: la potenza della talking cure venne clamorosamente ridimensionata dalle osservazioni cliniche che mettevano in primo piano la tendenza dell’analizzante a ripetere piuttosto che a ricordare, ad agire piuttosto che a parlare. Di questa spinta all’atto, la psicopatologia contemporanea presenta una molteplicità di forme che, in alcuni casi, sfidano le possibilità stesse dell’analisi: acting out, coazioni a ripetere e disregolazione emotiva e comportamentale caratterizzano e corrodono percorsi di cura con pazienti che ci appaiono sempre meno capaci di ‘mettere in parola’. Sarà, dunque, la centralità della dimensione dell’atto nel processo analitico l’oggetto di studio del Corso. Attraverso le tre relazioni teoriche e il commento dei casi presentati, saranno approfondite le più importanti questioni teoriche e cliniche implicate nei diversi fenomeni del passaggio all’atto e dell’acting out.

Nuovo evento organizzato da Litorale

Presentazione del libro: “Nel vuoto del tempo“
di Mario Pezzella, ed. Rogas 2023

Presenta Antonio Tricomi
Sabato 2 Marzo 2024 ore 18.00 – Online su piattaforma Zoom

Pubblichiamo la lettera di Sigmund Freud a Chaim Koffler – membro della sezione viennese del Keren Hayesod, organismo sionista fondato a Londra nel 1920 –, in risposta alla richiesta di firmare una petizione di condanna degli scontri tra mussulmani ed ebrei scoppiati in Palestina nel 1929. Relativamente alle complesse vicissitudini editoriali del testo, rinviamo all’articolo Freud era sionista?, di Jacquy Chemouni, apparso su «L’ospite ingrato» (2/2005, pp. 105-117). Segnaliamo inoltre il commento di Élisabeth Roudinesco, A propos d’une lettre inédite de Freud sur le sionisme et les lieux saints, in «Cliniques méditerranéennes», 70, 2004, pp. 5-17. La presente traduzione è stata condotta da Franco Lolli e Luigi F. Clemente sul testo pubblicato in P. J. Van der Berg, Freud, Moses und die monotheistische Religion. Ein Essay, Frank & Timme, Berlin 2012, pp. 79-80.

Prof. Dr. Freud

Vienna, 19 Berggasse, 26 febbraio 1930

Egregio dottore,

non posso fare quel che Lei auspica. La mia riluttanza a tenere occupato il pubblico con la mia personalità è insuperabile e l’attuale situazione critica non mi sembra nemmeno opportuna. Chi vuole influenzare una massa deve avere qualcosa di altisonante e di entusiasmante da dire e, questo, il mio giudizio spassionato sul sionismo non lo consente. Certamente, io nutro i migliori sentimenti di simpatia per le libere aspirazioni, sono orgoglioso della nostra università a Gerusalemme, e mi rallegro del prosperare dei nostri insediamenti. Ma, d’altra parte, non penso che la Palestina possa mai diventare uno Stato ebraico né che il mondo cristiano, così come il mondo islamico, possano un giorno essere disposti ad affidare i loro luoghi sacri alla custodia ebraica…

Pubblichiamo un estratto dal saggio di Giovanni Leghissa Il fondamento e la struttura generale della presupposizione, comparso sul numero 10 della rivista «Kaiak. A Philosophical Journey».
Il testo nella sua interezza è reperibile in www.kaiakpj.it.
Ringraziamo l’Autore per la gentile concessione.

Fondare è un’attività che caratterizza in maniera eminente la pratica filosofica. I filosofi che non accolgono di buon grado l’idea che la filosofia sia una pratica tra altre tendono a far coincidere le strutture argomentative della fondazione con quel dispositivo discorsivo che serve a produrre un fondamento, a mostrare cioè che c’è, da qualche parte, un luogo originario destinato ad accogliere il fondamento, a ospitarlo, a renderlo insomma operante sul piano concettuale. Innanzi tutto e per lo più si tratta di un atteggiamento che, parallelamente, comporta anche una rimozione del metaforico dal livello discorsivo entro cui si sviluppa il pensiero filosofico. Nelle considerazioni seguenti vorrei invece mostrare che non c’è nessun fondamento, anche se ci sono buone ragioni per sostenere che la pratica della fondazione, intesa, come detto, quale pratica eminentemente filosofica, debba continuare a far parte del modo abituale di esercitare la filosofia. Occuparsi della fondazione senza giungere a fondare, senza arrivare a dire che c’è un fondamento e che questo funziona così e così, significa fornire un’ostensione e una decostruzione della struttura generale della presupposizione, significa articolare un pensiero che si rivolge alla propria origine, che si interroga sulla propria genesi e che di questa dà conto….

Riceviamo e pubblichiamo la notizia di questo importante evento che si svolgerà venerdì 30 Novembre 2023 a Venezia, con possibilità di collegamento Zoom

Il titolo di questo denso, importante lavoro di Laurence Kahn non è una domanda: il nazismo ha fatto qualcosa alla psicoanalisi e ciò che le ha fatto ha avuto effetti di lunga durata. Effetti che sono andati ben oltre il rogo delle opere di Freud, l’esilio di moltissimi psicoanalisti viennesi e tedeschi,  soprattutto verso paesi anglofoni e l’assassinio di alcuni in quanto oppositori del regime o ebrei ; oltre anche rispetto alla partecipazione di alcuni analisti tedeschi, e perciò ‘ariani’ – Bohem, Schultz-Hencke, Muller-Braunschweig in particolare, alla politica di arianizzazione portata avanti da Matthias Göring con la creazione, nel 1936, dell’ Istituto di psicologia psicoterapia,presieduto da Carl G. Jung…

È da poco uscito per la Poiesis Editrice il volume Le zattere di Ulisse. Dieci psicoanalisti interpretano i luoghi, le donne, i miti dell’Odissea, a cura di Anthony Molino. Offriamo qui, su gentile concessione dell’Editore, uno stralcio dell’introduzione del curatore.

Come tanti ragazzi della mia generazione, sono cresciuto con la RAI degli anni d’oro, quando la televisione aveva, oltreché funzione di intrattenimento, anche quella di un vero servizio pubblico, volta alla realizzazione di progetti dalla forte valenza culturale. Uno di questi era la versione televisiva dell’Odissea, trasmessa nel 1968, con le interpretazioni indimenticabili di Bekim Fehmiu nei panni di Ulisse e di Irene Papas nel ruolo di Penelope. Chi non ricorda le coinvolgenti scene dell’accecamento di Polifemo, o dell’approdo ad Itaca, per citarne solo due a me rimaste impresse? Fu anche la prima trasmissione a colori della nostra televisione, e servì a corredare, in un certo senso, a vivificare, le letture del poema omerico che, assieme a quelle dell’Iliade, erano in quegli anni centrali al programma scolastico di seconda e terza media.

Faccio un salto in avanti, di dieci anni, forse meno. Avevo finito per terminare le superiori negli Stati Uniti, dove ero tornato dopo un fallimentare rimpatrio della mia famiglia in Italia alla fine del decennio precedente. Una volta diplomato mi ero iscritto all’università di Temple, nella mia natìa Filadelfia, per laurearmi in lettere italiane…

È appena stato pubblicato da Ombre Corte l’ultimo libro di Daniela Angelucci, Là fuori. La filosofia e il reale. Abbiamo deciso di presentarlo alla comunità di Litorale ponendo all’autrice tre domande su alcune delle questioni fondamentali che il libro indaga, questioni particolarmente rilevanti nella teoria psicoanalitica lacaniana.
Ringraziamo Daniela Angelucci per la disponibilità e per l’attenzione che ci ha riservato e per la ricchezza concettuale delle risposte che di seguito pubblichiamo.

Franco Lolli
Professoressa Angelucci, le proporrei di iniziare la nostra conversazione partendo dal titolo del suo libro: Là fuori. La filosofia e il reale. Un titolo che non può non catturare l’attenzione di chiunque si interessi alla teoria lacaniana, perché in esso è contenuta e segnalata una delle questioni centrali dell’insegnamento di Jacques Lacan, questione che proverei a riassumere così: per quanto la realtà nella quale l’essere umano è da sempre immerso sia una realtà significante, una realtà, cioè, fatta di parole che avvolgono il vivente sin dal suo venire alla luce, alienandolo in un sistema di senso di cui diventerà presto inconsapevole prigioniero, è pur vero che non tutta l’esperienza umana si consuma in quei registri che Lacan definisce simbolico e immaginario. C’è qualcosa che sfugge alla presa del Linguaggio, qualcosa che non può esser detto, che è, per l’appunto, fuori dalle possibilità della parola: il reale. La domanda che le pongo è questa: questo fuori del reale lacaniano è, secondo Lei, lo stesso fuori al quale la filosofia – come l’arte, del resto – deve ‘attingere’ per non chiudersi in formule rigide e stereotipate?

Daniela Angelucci
Intanto inizio ringraziando per questa occasione di confronto.
Il “fuori” di cui parlo nel titolo del libro è il termine con cui tento di descrivere una dimensione fatta di forze vitali in sé, al di là di ogni rappresentazione, dunque letteralmente impossibile da dire. Una dimensione rischiosa ma vitalizzante, necessaria per ogni pensiero che non sia ripetizione convenzionale, ma anche da un punto di vista esistenziale. Il lavoro filosofico di Deleuze a cui faccio riferimento, nonostante la straordinaria proliferazione di concetti e di linee di fuga, ha alla fine una certa unitarietà, che è appunto quella di porsi questo compito quasi impossibile: trovare la possibilità di un contatto con questo elemento che appunto, come lei dice, sfugge al linguaggio. Questa possibilità nel pensiero di Deleuze si presenta sotto varie forme, come l’immanenza, l’intensivo, o il “corpo senza organi”. Ma possiamo intravederla anche in momenti inaspettati della storia del pensiero, per esempio nel sublime kantiano. Oppure, naturalmente, nel Reale di Lacan…

È stato pubblicato in lingua francese il libro di Manuela Utrilla Robles Le fanatisme dans la psychanalise. Quand les institutions se déchaînent …, uscito in Spagna nel 2010 e tradotto in inglese nel 2013. In questo importante libro che ci auguriamo venga presto tradotto anche in italiano, l’autrice, venuta a mancare nel 2022, mostra le vulnerabilità delle istituzioni psicoanalitiche, denunciando il rischio che sviluppino al loro interno quel “terrorismo intellettuale” che la stessa autrice definisce come un misto di intolleranza e di fanatismo. Il suo è uno sguardo ‘dall’interno’ (è stata presidente dell’Associazione Psiconalitica di Madrid nonché rappresentante europea in seno all’IPA), critico ma non distruttivo, acuto nell’individuare quei meccanismi di idealizzazione e di sottomissione che spiegano i pericolosi fenomeni di transfert che non di rado proliferano nei gruppi psicoanalitici. Secondo la Utrilla Robles, sono cinque i fattori che concorrono alla degradazione della vita associativa: dogmatismo, mancanza di spirito critico, manicheismo e radicalità, odio delle differenze e volontà di potere. Di ognuno di questi fattori, il libro propone una profonda riflessione: quel che ne emerge è un’analisi spietata che mette in primo piano tanto l’atteggiamento manipolatore, seduttore e vorace del ‘capo’ che di volta in volta emerge all’interno delle singole associazioni, tanto la postura servile e adulatoria dei suoi colleghi.
Pubblichiamo un breve frammento dell’opera: si tratta di un passaggio nel quale l’autrice invita il lettore a immaginare un’eventualità che, più si profila nel dettaglio, più sembra riferirsi a situazioni ben conosciute da chi frequenta ambienti psicoanalitici.

Ringraziamo per l’autorizzazione concessa Mme Milagros Cid, titolare dell’eredità e dell’opera di Manuela Utrilla Robles e Ana de Staal, direttrice editoriale della casa editrice Ithaque.
Traduzione di Franco Lolli.

Immaginiamo che un analista cominci a pensare che sarebbe opportuno unificare tutte le teorie al fine di proteggere la psicoanalisi e, inoltre, che tutti dovrebbero esprimersi nella stessa lingua e utilizzare metodiche terapeutiche simili, per ottenere l’uniformità della tecnica psicoanalitica. Per realizzare questo progetto grandioso, supponendo che ogni psicoanalista lavori in maniera idiosincrasica, il nostro ipotetico analista comincerà a escogitare strategie da mettere in atto. Dovrà convincere gli altri mediante argomenti persuasivi ed esprimere i propri argomenti con fermezza, senza lasciar spazio al dubbio. Parlerà con tono fermo, alzando, di tanto in tanto, il tono della voce, e utilizzerà idee brillanti per conquistare l’interesse dell’uditorio, promettendo la rigenerazione e il cambiamento. Cercherà di mostrarsi sincero e appassionato di psicoanalisi, e preparerà un progetto apparentemente molto rigoroso dal punto di vista scientifico, un progetto che includa l’idea dell’unificazione (come abbiamo visto nella descrizione dello stadio orale). È così che il primo passo verso la sua riforma sarà l’unificazione.
Ma come si possono unire personalità assai diverse tra loro? Proponendo un progetto di ricerca in apparenza grandioso. Questo messaggio di grandiosità potrà contribuire a catturare l’obbedienza e la devozione delle personalità più fragili (e anche di coloro che sono insoddisfatti della propria pratica, delle loro relazioni con i colleghi e con le istituzioni).
Insomma, gli individui più fragili si entusiasmeranno facilmente all’idea di ritrovare i loro ideali perduti. Ma non saranno i soli: a lasciarsi convincere saranno anche quanti dubitano dell’efficacia della propria pratica professionale, coloro che desiderano sinceramente modificare e reinventare la psicoanalisi e coloro che vogliono ritrovare gli ideali, costruire degli idoli, trovare un leader che li guidi…

Mohamed Tal è psicoanalista lacaniano a Beirut e Dubai. Ha da poco pubblicato, per Palgrave Macmillan, il libro The End of Analysis. The Dialectics of Symbolic and Real, in cui affronta temi essenziali riguardanti le finalità dell’analisi e dell’istituzione psicoanalitica. Nel testo, la domanda su come finisca l’analisi e a quali esiti debba condurre è esaminata attraverso riferimenti alla storia della psicoanalisi e alla tradizione filosofica cui gli psicoanalisti si sono ricondotti. Un libro che inizia dalla domanda forse più semplice sulla psicoanalisi per poi avanzare nel labirinto della complessità teoretica. Abbiamo chiesto a Mohamed Tal di descriverci il contenuto del suo libro; di seguito la sua risposta.

Il lutto, la rinuncia, la liquidazione del transfert e l’attraversamento del fantasma sono nozioni che hanno orientato gli interrogativi sulla finalità dell’analisi per più di un secolo; non c’è stato alcun progresso radicale offerto dalla psicoanalisi che non finisse per essere funzionale a quello scopo dell’analisi che di volta in volta veniva stabilito. Se, nel corso della storia della psicoanalisi, questo discorso è riuscito a trasformare le sue antitesi nella sua conferma, allora ha bisogno di essere interpretato più come oggetto di analisi che non come obiettivo dell’analisi stessa.
La premessa principale di questo libro è dimostrare che le nozioni di lutto, rinuncia, liquidazione del transfert e attraversamento del fantasma non possono servire come risoluzione del complesso di castrazione (che è centrale per la nevrosi) ma sono piuttosto “prede” del complesso di castrazione stesso…

Un riuscito, prolungato, furbesco spot pubblicitario

Presentiamo l’articolo di Mario Pezzella, pubblicato su «Terzo Giornale» il 7 settembre.
Ringraziamo l’autore e la rivista per l’autorizzazione concessa.

C’è da chiedersi perché questo fumettone confuso e pretenzioso sia divenuto un fenomeno rilevante dell’immaginario collettivo: tanto che merita di essere visto e considerato da questo punto di vista. Sul film in quanto tale non si può che concordare col giudizio di Priyamvada Gopal: “Niente di terribile, ma anche niente di brillante – e un sacco di sorprendente stupidità”. Certo, a un vecchio cinéphile dispiacciono particolarmente alcune sequenze: per esempio la citazione involgarita dell’inizio di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, dove le bambine inferocite (invece degli scimmioni dell’originale) sono miracolate dal tocco di una Barbie formato gigante, e distruggono le loro vecchie bambole antiquate; oppure lo zoppicante controcanto a Pinocchio e al film di Spielberg Intelligenza artificiale sul bambolotto automa che diventa umano; o ancora il veramente penoso richiamo a Thelma and Louise, nel viaggio in macchina emancipatorio di Barbie insieme alla disegnatrice e a sua figlia…

Il libro Macerie Borghesi (2023) inaugura la collana engageante dell’editore Rogas. Il volume (che raccoglie scritti composti tra il 2017 e il 2021) prosegue e anzi insiste nello stile e nell’impegno saggistico che di Tricomi erano già propri in numerosissimi volumi: da Il brogliaccio dell’umanista (2007), a La repubblica delle lettere (2010), fino al recente Epidemic. Retroversioni dal nostro medioevo (2021), che per tanti versi di questo volume rappresenta il complemento. Attraverso l’utilizzo di una ricca e variegata schiera di riferimenti, tra i quali vanno sicuramente indicati autori su cui Tricomi lavora da decenni quali Pasolini, Siti, Morante e, su un piano teorico e filosofico, la Scuola di Francoforte, Lacan e soprattutto il Günther Anders di L’uomo è antiquato, l’autore analizza un presente che sempre più assume connotazioni «neofeudali» o «neomedioevali» che possiamo riassumere in una divisione tripartita della società: in basso emarginati senza speranza, alla cima della piramide un numero ristretto di «signori», che concentra nelle proprie mani crescente potere e ricchezza, e nel mezzo una arrancante classe media sempre più impoverita e precaria sia materialmente che psicologicamente

    Volevo ricordare a tutti
   che non siamo su questo pianeta per erigere roccaforti
   e difendere strenuamente quello che crediamo di essere
   in modo che niente di quello che crediamo di essere venga intaccato.
   Bensì
   per smantellare tutto
   e diventare quello che in realtà siamo
   per completare l’immagine della nostra anima.

   (da qualche parte in rete, 2023)

È un fatto importante, ancorché comunemente noto, che le apparenze molto spesso ingannano…
È una fresca, limpida, giornata di Maggio e gli orologi segnano le diciannove. Un Maggio ormai piovoso a queste latitudini, ma quel venerdì pomeriggio c’è alta pressione nel cielo sopra San Lorenzo, Roma. Ci incontriamo in una piccola libreria di quartiere, Antigone, specializzata in studi di genere, femminismi, teorie queer. L’idea comune è quella di smantellare delle apparenze. E parlare del libro di Marco Reggio, Cospirazione animale, un bel lavoro su antispecismo e intersezionalità.

Ma cosa sono antispecismo, intersezionalità e cosa c’entra la psicoanalisi? Nello spazio accogliente e pieno di libri e sedie pieghevoli, piega su piega, cerchiamo di cogliere qualcosa del costituirsi dell’anima e dell’esperienza moderna. Anima disforica che cerca rivoluzioni epistemologiche…

Venerdì 23 Giugno – ore 18:00 – 20:30
Evento gratuito online

Si conclude la prima parte del ciclo di seminari “INCERTEZZE DEL GENDER” organizzati dall’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali (IPRS ets), l’Istituto di Studi Avanzati in Psicoanalisi “Elvio Fachinelli”(ISAP), lEuropean Journal of Psychoanalysis, la Società Italiana di Psichiatria, l’Università Sapienza di Roma, con il sostegno de La Stampa-Salute.

Il tema del “gender” – il rifiuto del binarismo maschile-femminile e dell’eteronormatività – andando a colpire le fondamenta della visione statico-determinista di tipo biologistico, impone ripensamenti a diverse discipline: dalla clinica, cui viene chiesto di rivedere totalmente l’approccio alla questione, alle dottrine giuridiche, che ne devono valutare le conseguenze, fino a interessare la più ampia visione sociale, che coinvolge l’educazione e l’informazione…

Presentiamo un breve ma denso testo in cui il filosofo, storico delle scienze e psicoanalista Pierre-Henri Castel presenta il suo libro Le mal qui vient. Essai hãtif sur la fin des temps, tradotto in italiano da Queriniana Editrice (Il male che viene. Saggio incalzante sulla fine dei tempi). Ringraziamo l’autore e la rivista AOC nella quale il testo è stato originariamente pubblicato. Articolo originale di Pierre-Henri Castel, traduzione a cura di Luigi Francesco Clemente e Franco Lolli.

Tranquilli: non è mia intenzione rovinarvi il rientro dalle vacanze citando le cifre davvero catastrofiche della canicola di quest’estate, o il devastante monsone che imperversa attualmente nell’India meridionale, né ho intenzione di fare la minima allusione allo scioglimento del permafrost (che credevo confinato alla lontana Siberia, ma che ha appena colpito le Alpi), e neppure di fare il raffronto con i numerosi passi indietro di politica ambientale negli Stati Uniti e – mi dicono – in Francia, e meno ancora o proprio per niente, con la desertificazione, le carestie, le crisi economiche, le guerre civili e gli esodi di massa che presto ne deriveranno. Tutti noi abbiamo imparato a convivere con queste piccole vampate di ansia nelle quali, per salvaguardare la salute della nostra digestione psicologica, la superficie ancora liscia di una quotidianità senza accidenti di rilievo avvolge le previsioni di un’amarezza spaventosa – e la pillola va giù…

Segnaliamo la pubblicazione del libro L’ombelico del sogno. Un viaggio onirico, di Vittorio Lingiardi (ed. Einaudi). Condividiamo qui la recensione scritta da Franco Lolli per Alias domenica, inserto settimanale de Il Manifesto

Addentrandosi nell’officina onirica, Vittorio Lingiardi pesca dalla letteratura alla psicoanalisi alle più recenti ricerche delle neuroscienze, per scrutare L’ombelico del sogno: Einaudi

Traum e Trauma sono due termini che, nella lingua tedesca, la lingua del fondatore della psicoanalisi, sono apparentati da una curiosa assonanza, quasi da un’omofonia: è Vittorio Lingiardi a mettere in rilievo, nel suo ultimo libro, L’ombelico del sogno. Un viaggio onirico (Einaudi, pp. 140, € 12,00), questa singolare (e forse non casuale) somiglianza lessicale e fonetica tra due concetti – sogno e trauma – in effetti intimamente connessi l’uno all’altro: «c’è una relazione complessa tra sogno (in tedesco, lingua della psicoanalisi, Traum) e trauma (in tedesco Trauma): da una parte la possibile riparazione, dall’altra l’inelaborabile ripetizione». Così Lingiardi, al termine della sua importante ricognizione teorico-clinica sul sogno, facendo intendere al lettore l’eco delle straordinarie osservazioni di Sigmund Freud su questo strano intreccio…

Riceviamo e pubblichiamo la brochure relativa al Corso organizzato dalla Nuova Associazione Culturale Accademia di Bologna:

sabato 5 Agosto – venerdì 11 Agosto 2023
Abbazia di San Benedetto in Valledacqua
Acquasanta Terme (Ascoli Piceno)

Prof.ssa C. CANULLO – Dott. F.LOLLI

Che vita e desiderio si intreccino non è certo una novità e la loro reciproca implicazione è stata al cuore della psicoanalisi e, prima ancora, della filosofia. La constatazione appena fatta, tuttavia, anziché chiudere la questione la riapre perché, sebbene dica che un intreccio senza alcun dubbio c’è, non dice nulla di come esso accada e quali siano le forme che esso assume. Attraverso la proposta di alcune figure fondamentali della psicoanalisi (Sigmund Freud e Jacques Lacan), della letteratura (Marcel Proust, Franz Kafka, Philip Roth) e della filosofia (Platone, Aristotele, Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer, Michel Henry), il corso si proporrà di indagare tali forme, mostrando come “vita e desiderio” si siano inscritti e si inscrivano ancora oggi nella storia tanto della psicoanalisi quanto della filosofia e della loro ricerca sulla “vita desiderante” e sul “desiderio vivente”.

È appena stato pubblicato da Mimesis L’appetito vien parlando. Un’esperienza di cura e di riabilitazione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, un libro curato da Patrizia Iacopini e Franco Lolli. Il testo documenta l’esperienza di cura (ambulatoriale e in day-hospital) di persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, definendo e descrivendo le specificità della pratica terapeutica e l’impianto teorico che la fonda. Pubblichiamo l’introduzione del libro, scritta da Franco Lolli.

Preferirei di no: è così che a ogni domanda, a ogni invito, a ogni interlocuzione, a ogni richiesta di spiegazioni rispondeva – gentilmente, ma in maniera perentoria – Bartleby, lo scrivano newyorkese la cui stravagante vicenda è raccontata da Herman Melville in uno dei più importanti contributi alla letteratura di ogni tempo. La sua storia è nota: assunto come copista da uno studio legale di Wall Street, Bartleby si presenta inizialmente come una figura anonima, scialba, ordinaria, squallidamente comune. Ma quando, inaspettatamente, comincia a rifiutare di svolgere compiti diversi da quelli per i quali era stato assunto, la sua presenza si impone all’interno dell’ufficio e diventa sempre più irritante, obbligando tutti, e soprattutto il suo datore di lavoro (che è anche il narratore del racconto), a interrogarsi sulle ragioni dell’assunzione di un tale inspiegabile atteggiamento e su come farlo desistere da un proposito così oppositivo…

Presentiamo un contributo di Mimmo Pesare e Chiara Agagiù già pubblicato sulla rivista MeTis:
ringraziamo gli autori e l’editore per la gentile concessione.

Da Sofocle a Hegel, passando per le rielaborazioni del Post-strutturalismo, i codici della parentela hanno tracciato la fondatività del discorso sociale e dell’ordine simbolico, con tutte le contraddizioni e le aporie che tale (pretesa) fondatività si è portata dietro i suoi modelli a-priori.

Nel corso del Seminario VII (1960), Jacques Lacan tratta la figura sofoclea di Antigone come emblema del rapporto dialettico tra il soggetto e il codice sociale e come archetipo del conflitto tra queste due sfere all’interno dei percorsi di soggettivazione.

È proprio all’interno della questione psicopedagogica della parentela – che per Lévi-Strauss è alla base della produzione di civiltà in senso universale – che Judith Butler rilegge l’Antigone lacaniano come nuovo paradigma di famiglia. Può esserci famiglia senza l’appoggio e la mediazione dello Stato? E può esserci lo Stato senza la famiglia che funga da sostegno e mediazione? Nel presente contributo indagheremo questa domanda per rispondere ai nuovi quesiti che riguardano le sfide della formazione del soggetto contemporaneo.

Noi non facciamo parte di quelli che si affliggono per un presunto allentamento del legame familiare.
J. Lacan, I complessi familiari nella formazione dell’individuo (1938)

A cura di Emanuela Mundo e Franco Lolli

Con questo volume inauguriamo una nuova sezione del sito, dove è possibile acquistare libri (o singoli capitoli) che Litorale pubblica nella sola versione digitale.

“La clinica psicoanalitica del trauma” approfondisce il tema clinico del trauma in un’ottica psicoanalitica, con particolare riferimento alle cornici teoriche freudiane e lacaniane. Oggetto di studio sono le diverse declinazioni di ciò che può fare trauma, evento eccezionale e singolare per ciascun soggetto…

12,00 IVA inclusaAggiungi al carrello

In questa sezione del sito, è possibile acquistare libri (o singoli capitoli)
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Emanuela Mundo e Franco Lolli
(a cura di)

La clinica psicoanalitica
del trauma

€ 12,00

“La clinica psicoanalitica del trauma” approfondisce il tema clinico del trauma in un’ottica psicoanalitica, con particolare riferimento alle cornici teoriche freudiane e lacaniane. Oggetto di studio sono le diverse declinazioni di ciò che può fare trauma, evento eccezionale e singolare per ciascun soggetto.
Partendo dall’analisi del trauma del fantasma, della pulsione, della parola, dell’incontro, fino ad arrivare al cuore della clinica psicoanalitica del trauma con la ripetizione e la riparazione, verranno attraversati i temi più significativi della teoria e della clinica psicoanalitica che proprio sul trauma si è fondata. Infine, verranno affrontati i correlati teorico-clinici della vittimologia e della suscettibilità al trauma che oggi, come alle origini della psicoanalisi, interrogano ancora i clinici.

Introduzione di Emanuela Mundo e Franco Lolli.
Contributi di: Fabio Galimberti, Franco Lolli, Samuele Cognigni, Anna Zanon, Emanuela Mundo, Deborah Ricci, Maria Teresa Rodriguez, Giovanni Mierolo.

Eloisa Alesiani e Samuele Cognigni
(a cura di)

La questione sessuale
nella clinica psicoanalitica

€ 5,00

“La questione sessuale nella clinica psicoanalitica” approfondisce un tema che, più di altri, ha interrogato e, ancor oggi, interroga la psicoanalisi e la sua pratica: la questione sessuale.
All’interno della cornice teorico-clinica freudiana e lacaniana, verranno affrontati e discussi i seguenti argomenti: l’incontro (sempre traumatico) con il corpo e il suo godimento, incontro che segna le diverse tappe del destino della sessualità infantile; il processo di assunzione soggettiva del sesso, processo che Lacan definisce sessuazione; infine, le polimorfe e singolari vicissitudini della sessualità e della sua possibilità di soddisfazione.

Introduzione di Eloisa Alesiani e Samuele Cognigni.
Contributi di Franco Lolli e Marco Focchi.

Eva Delmonte e Cristian Muscelli
(a cura di)

Psicosi invisibili

€ 9,00

È sempre più frequente ricevere domande di cura, all’interno di strutture pubbliche o dei propri studi professionali, da parte di persone la cui sofferenza psichica risulta difficilmente comprensibile attraverso le tradizionali categorie diagnostiche. La teoria psicoanalitica da molti anni si interroga su queste situazioni cliniche considerate, un tempo, ‘inclassificabili’. L’elaborazione dei concetti di stato limite, di borderline, di personalità narcisistiche e, ultimamente, di disturbo bipolare rappresenta il tentativo di comprendere una fenomenologia sintomatica tanto diffusa quanto, a volte, indecifrabile. È noto che una vasta e accreditata letteratura psicoanalitica interpreta questi fenomeni sintomatici come manifestazioni psicopatologiche di psicosi sottostanti, ma silenti e invisibili. Il testo intende indagare questo importante e attuale ambito della clinica, attraverso lo studio e l’approfondimento delle teorie maggiormente riconosciute e una rigorosa riflessione sulle possibilità e modalità di trattamento.

Introduzione di Eva Delmonte e Cristian Muscelli.
Contributi di: Franco Lolli, Marco Francesconi, Matteo Bonazzi ed Emanuela Mundo.

Anna Zanon
(a cura di)

Acting out
e passaggio all’atto

€ 9,00

Nel 1914 Sigmund Freud pubblicò Ricordare, ripetere e rielaborare, un saggio fondamentale che pose fine all’epoca inaugurale della psicoanalisi, l’epoca segnata dall’entusiasmo per l’invenzione di un metodo di cura rivoluzionario, inedito, innovativo, basato sull’efficacia terapeutica della parola. In questo senso, il 1914 può essere considerato un anno di svolta: la potenza della talking cure venne clamorosamente ridimensionata dalle osservazioni cliniche che mettevano in primo piano la tendenza dell’analizzante a ripetere piuttosto che a ricordare, ad agire piuttosto che a parlare. Di questa spinta all’atto, la psicopatologia contemporanea presenta una molteplicità di forme che, in alcuni casi, sfidano le possibilità stesse dell’analisi: acting out, coazioni a ripetere e disregolazione emotiva e comportamentale caratterizzano e corrodono percorsi di cura con pazienti che ci appaiono sempre meno capaci di ‘mettere in parola’. Sarà, dunque, la centralità della dimensione dell’atto nel processo analitico l’oggetto di studio del Corso. Attraverso le tre relazioni teoriche e il commento dei casi presentati, saranno approfondite le più importanti questioni teoriche e cliniche implicate nei diversi fenomeni del passaggio all’atto e dell’acting out.